APPIADE

Posted on 19 settembre 2010

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PREFAZIONE: Quando i popoli maturano la coscienza di sé e della propria storia, si costruiscono nobili origini e si inventano degli eroi di cui cantano le gesta gloriose;creando, in questo modo, l’Epica. Così nasce l’Iliade, così l’Odissea,così l’Eneide e così…………L’Appiade!!; che non è la fondazione di una nuova città, di uno Stato o di un Impero ma di una realtà ben più piccola quanto a dimensioni, ma non per questo di portata inferiore ; Se si vuole che la cosa a cui si sta lavorando sia grande, è sufficiente soltanto crederci ed impegnarsi a creare i presupposti perché lo sia. Quali suggestioni avrebbe potuto mai evocare il Sacro Romano Impero di Carlomagno, se quella vile imboscata alle retroguardie dell’esercito carolingio, sferrata da uno sparuto nugolo di volgari pastori baschi non si fosse trasformata nella carica di migliaia e migliaia di saraceni contro soldati che combattevano e morivano per una grande causa; nobilmente ed eroicamente, ben attenti a riaffermare, persino in punto di morte, gli ideali, alti ed eterni, della fedeltà, del coraggio, della nobiltà e della lealtà?
Anche un gruppo di docenti, dopo aver lasciato numerosi caduti nella loro Roncisvalle, dove gloriosi paladini si erano messi in luce, come Enea, esule di Ilio in fiamme, approdano in via Appia, determinati a fondare una comunità nuova! Tutti si mettono all’opera con ardore; docenti, alunni, genitori, personale di segreteria,bidelli, amici, famiglie; ciascuno con il suo carico di mattoni sulle spalle; piccolo o grande,che importa ? Per la costruzione di un grande edificio non occorrono soltanto testate d’angolo! E tutti, nessuno escluso, sono stati artefici di quella sorta di “ABBAYE DE THELEME” di rabelesiana memoria, il cui motto “ Fais ce que voudras”, lungi dal sollecitare comportamenti anarcoidi, deresponsabilizzati e deresponsabilizzanti, si realizzò pienamente nell’ossequio totale agli imperativi categorici della lealtà, della collaborazione, del rispetto, della solidarietà, della responsabilità, del dovere, del perseguimento di interessi di ampio spessore culturale, della discrezione e dell’equità.
Ed ecco i “miracoli” subito compiuti! La realizzazione del sogno sempre sognato da tanta parte dei docenti, la più accorta e la più libera, del Preside elettivo! La “moltiplicazione” delle aule, sì da consentire la ubicazione di ben 45 classi in solo 22 aule! La realizzazione di una vera e propria democrazia diretta, attraverso la convocazione di assemblee che, pur nella loro estemporaneità ed informalità, consentirono di pervenire a quella “volontà generale” della comunità e all’adozione di misure e regole di comportamento largamente interiorizzate e, pertanto, sempre interamente condivise; La scommessa della centralità dell’alunno che fu vero protagonista del suo processo di crescita umana e culturale, nonché fine ultimo dell’intero processo educativo; non mero strumento di sterili progetti, di epoca successiva, alle cui finalità aziendalistiche l’alunno si è sentito estraneo !
E gli INSEGNANTI……………………………………..!
L’architetto Garnier, autore dell’Opera di Parigi, di fronte alla maestosità ed alla magnificenza dei propilei del Partenone di Atene, in preda ad una incontenibile emozione e preso da grande ammirazione, ebbe ad esclamare: “Dans la vie, il n’y a pas à choisir…..Il faut être Dieu ou architecte!”
Infatti anche l’architetto,come Dio,è in grado di creare, un mondo fiabesco, a mezza strada tra il cielo e la terra e, quindi, tramite tra queste due realtà.
Certo, è l’esaltazione presuntuosa e fanatica di un genio che si crede onnipotente e che,novello Prometeo, progetta di rubare il fuoco agli Dei; Ma senza questa esaltazione il miracolo dell’Opera non si sarebbe mai prodotto! Ritengo tuttavia, e così riveniamo ai nostri cari professori, che l’espressione pronunciata da Garnier vada integrata nel modo seguente “ ………..il faut être Dieu, architecte ou…professeur !”
Giacché anche l’insegnante con i ripetuti colpi del suo scalpello muto e invisibile, scolpendo l’anima degli allievi, arriva a creare un universo interiore che puo’ avere tutti i colori dell’arcobaleno e tutta la luminosità del Sole a mezzodì.
E affinché tale miracolo si avveri ,occorre una giusta dose di sano “fanatismo”, giacché se non si ha la “presunzione” di svolgere un compito speciale,non si potrà mai costruire alcunché;
Tutto l’opposto di quanto avvenuto in quel successivo progetto di scuola, mutuato anche nella terminologia, dall’azienda e dall’economia liberista ! Qui, si è osato pensare che, trasformando il Dirigente scolastico nel Luky di “En attendant Godot”, con tanto di sferza e di guinzaglio, si potesse realizzare un valido progetto di scuola ! Accecati dalla logica del profitto,non si è stati in grado di capire questa semplice verità o non si è voluto capirla : Colui che è messo in una condizione subalterna e che, pertanto,si vive come essere inferiore, potrà mai essere in grado di trasmettere i valori del rispetto, della giustizia,della libertà, della dignità,dell’ uguaglianza? Colui che è annientato e ridotto all’impotenza non potrà mai costruire!
Proprio tali convinzioni costituiscono la struttura portante dell’Appiade;questa viene dedicata a tutti coloro, alunni, docenti,bidelli,personale amministrativo, genitori, che hanno contribuito a far scrivere una delle pagine più belle e significative della storia della Scuola; ciascuno di loro rappresenta una fulgida gemma che è stata incastonata nel “medaglione” da ciascuno ispirato e che ,idealmente,viene attaccato alle pareti di quella Scuola unica ed irripetibile che fu “Via Appia” oppure, il che è la stessa cosa, sospeso ad un lembo del cuore.
Che ognuno ne vada orgoglioso e sia sempre allietato dal ricordo!

L’ A P P I A D E

C’era una volta un luogo forse strano

In cui l’assolutismo illuminato di CARRANO

Creava qualche conflitto e si esprimeva talor

In modo un po’ pacchiano;

Però veniva salvato ogni rapporto umano.

I cieli erano chiari e tersi

E i rombi fragorosi da cui si era sommersi

Restituivano più tardi un’aria più serena.

Ma un giorno un uragano si abbattè !

E fu agenzia di viaggio

Fu mercato;

Scuola non più !

E fu così che incominciò quel dramma

Che per ognuno si consumava già

dalla Domenica mattina,

solo al pensiero di dover entrare lì,

perché fin da lontano già si sentiva odore di cantina,

che sol più tardi doveva diventare gioia del Lunedì.

No, non paura era ; era disagio;

Veder come talor

scempio facevasi dell’uomo e suoi valor;

sicchè nessun di noi era a suo agio.

Lui volle scimmiottar l’imperatore

E di un somaro fece un professore.

Fu lotta dura :

Chi sulle barricate e chi sull’Aventino,

ciascuno ha, a suo modo, combattuto;

poi vistosi perduto,

sciolse il Consiglio e scisse l’Istituto.

E FU VIA APPIA !

Dove c’è tanto sole, a dire di Cristina

E dove basta aprire la finestra

Per sentire odor di prezzomolo e basilico

Dell’orticello accanto alla finestra;

Con tanto spazio interno

Da parcheggiar perfino le macchine di Salerno !

Suonate, suonate trombe del pensiero !

La stima, l’amicizia

Oltre che sentimento

Son forza travolgente che trascina

E chi vi ha resistito

Si è negato all’invito della vita,

.

Ma voi li avete visti a far le classi

O quando in giro per gli assessorati

Fecero modificar impegni ad altri dati ?

Ma non vedete come gli brillano gli occhi

A questi professor, davver coi fiocchi,

quando gli porti il foglio di supplenza ?

E dire che si attentava alla docenza !

Da noi, se c’è ritardo, non è più nell’entrata

Bensì nell’uscita, che non si riesce più

A fare anticipata

Perchè son tutti qua a collaborare;

E chi li puo’ fermare !?

Chi pensò di annientarci

Non conosceva la forza di ANGELINA;

Ma come fa?

Sembra una passerottina infreddolita

Ma se le scoppia tutto quel che ha dentro….

È bomba al Naplan, è R I N A S C I M E N T O !

Eppur ci fu chi un giorno

Pensò di poter piegar ’sti professori !

E quanto al nome……

Ma chi l’ha detto che lo abbiam lasciato ?!

In verità risulta solo dimezzato

Però la miglior parte, gridiamolo, perdinci !,

ci spetta di diritto e sarà il nostro motto :

V I N C I !

E chi,venendo dalla Bonaventura o dalle altre scuole,

avrà la fortuna di passarci, dirà :

Più che una scuola, questo è il Paradiso ed abmbirà restarci…….

Qui troveranno NORA, pino delle Lande ;

Quando è ferita al fianco, diffonde i suoi tesori;

L’amicizia le è grata :

Amò ogni animale, un asino eccettuato;

E poi c’è LINA e MANNA,

che tessono ghirlande di gioventù festosa e colorata;

e, ancora, BIAGIO,

ammaliator, funambolo.

Con lui, a scuola, è festa, è……..Luna Park!

La sua non è lezione; è cavalcata nella prateria,

è scorpacciata di cibi succulenti, mai sciapiti,

per condimenti nuovi e inusitati;

di lui si dirà un giorno : ingordo fu di vita ,da morirne!

E CICCIO CAFARELLI,

aristocratico,

grande scultore…… d’anime;

Faro !

E poi MIMMO POTENZA,

disarmante candore,intelligenza somma;

Maître à penser, inquiéteur di coscienze !

Qui incontreranno lei, L’ANGELICA INSEGNANTE,

del caro e sfortunato MARIO GIOIA;

bagni d’azzurro,in cieli illuminati

al di là dei mondi conosciuti;

fede e pensiero;

pensiero e vita;

l’enciclopedica !

l’universale !

e la nostra GIOVANNA,

bottiglia agitata di spumante;

schiuma tracimante dalla coppa

che ti sommerge di mille bollicine !

con GIUSEPPINA ROSELLI,

castagna non incisa, sulla brace;

Poi vedranno LILIANA………..

Ghiaccio polar che accendesi

Per libertà offesa o minacciata

E il nostro amato CANIO ;

Valanga di calore e umanità affettuosa;

Don Chisciotte de la Mancha :

sempre che non si presi per mulini!

Albatros di voli non volati

Tuffato ad inseguir la scia delle navi:

E poi , la dolce AGNESE,

nobile, sofisticata;

sole primaverile in un prato fiorito !

Con FAUSTA BATTAGLINO ;

Gioconda di Leonardo;

Nessuno ha interpretato il suo sorriso ;

È di parole, muta;

Ma se la spii negli occhi

Potrai capir che è saggia e misurata

E l’amicon di tutti, il caro SANDRO,

l’algoritmico;

è raro che è incazzato,

ché imposta il suo programma

e il senso alla sua vita è subito trovato!

E poi c’è PERCACCIANTE ESTER,

la materna, la santa ;

di lei hanno contato più battiti di cuore che battute ! ( 1)

Qui troveranno ancora, EVA MUTALIPASSI in Manzi;

I passi mai mutò,

Mai non si ammansì:

è fascio di luce dei giocator del Caravagggio,

è la Libertà di Delacroix, vestita di bandiera;

è macchia di colore !

la Nona di Bethoven, la Marcia dell’Aida !

Alta è la mangiatoia nella sua classe

Ma chi arriva a mangiare……..Che sapori !

C’è la dolce MELINA;

Farfalla variopinta

Che volteggia dal vento sospinta

In campi di grano assolati.

E pure ALFONSO DANZA ; (2)

Sole di Luglio

Che ,per troppo calor, la pianta brucia;

Temporal d’Agosto

che tutti i campi inonda!

Conosceranno ancora ROSANNA DONADIO,

laghetto vulcanico

in spesse selve viride;

e FIORELLA,

siepe di biancospino;

stella alpina

raccolta in vetta alla scalata;

pianoro riposante

su rocce acuminate !

Qui incontreranno lui, il caro ENZO,

fanciullo mai invecchiato;

zolletta di sale sul gelato,

dai magici poteri al rosmarino; (3)

e NELLA SETARI,

guizzante getto d’acqua,

svelta tra freddi marmi;

e, ancora, ELISABETTA,

ninfea bianca

in limpido specchio d’acqua;

E troveranno qua anche VITTORIO;

barriera corallina negli abissi;

acqua pietrificata sotto la grondaia,

celesti melodie in tempio vuoto;

parola mai parlata

e mare mosso,sempre ricominciato !

Giunse qui anche la dolce DIANA

nella cui chioma nera,

chiaro tu puoi sentir l’odore e la magia

di luoghi lontani, incalpestati ;

e FRANCO STOLFI

cacio con pane ed un bicchier di vino

col fuoco quasi spento nel camino

e CIAMPO DONATO;

paese accoccolato in cima al monte

con gli altri scesi giù nella pianura.

e FRANCA RICCI;

limone di scogliera,

frutto di melograno

che il bianco e il rosso unisce insieme

e lascia sempre in bocca

un non so che di amaro;

e GIULIA VOLONNINO;

batuffolo di lana con pulcino!

Nonché FRANCO MANCUSI;

massima lealtà e giustizia spietata;

roccia di marmo ,dura allo scalpello;

Ah! la preziosità di statue faticate !

E ARMANDO CUTILLO;

la non chalance,

l’arguzia distaccata volteriana;

e PAOLO UVA,

la passionalità,

la rabbia russoniana,

e CARLO PANETTA;

rivoluzione placida e moderata monteschiana;

e DINA MARTORANO;

fiume tranquillo e chiaro

che va placidamente incontro al mare!

E poi c’è OLGA SARLI;

aerea leggerezza di anime delicate,

nel parco dalla luna rischiarate,

lontane dai clamori della vita ;

e LABELLA CARMELINA,

ampia sala di marmi luccicanti,

e poi DINA FERRARA,

gattino pechinese,

sdraiato sul divano a far le fusa;

se gli importuni il sonno nel riposo,

anche l’accarezzarlo, sarà pericoloso !

Per non parlare poi di FILOMENO MIMMA;

paesaggi lucani aspri e assolati

dove brucano greggi, tra i covoni,

dei fili d’erba secchi, in mezzo ai prati,

sopra vulcani spenti

non placati :

Ricordi mai scordati,

di trascorse ma giammai passate

stagioni di passioni !

e NICOLA DI MITA;

vento come cavallo galoppante,

che muove il mare

in onde procellose;

e poi, MARIO SASSANO;

il giocolier che innanzi sta alla banda,

nella festa patronale,giù al paese;

con aste e bastoni ti fa una sarabanda ;

è più simile al folletto che al giullare cortese !

ed ANGELO LEONE:

nel suo nome e cognome,sono indicate già

tutta la forza angelica e la leonesca bontà :

è la porta che si apre anche di notte,

per dividere con te solo le botte;

e poi i miei tre pupilli :

TRIVIGNO, NAVIGATO, e ROBILOTTA

dove si puo’ veder come in ciascuno rispettivamente brilli

un impeto focoso, saggia fattività

e un fare intelligente distaccato.

Qui troverete, lei LUCIA CIORCIARO;

tavola imbandita di Natale con in mezzo un faro,

dove il pensiero va, non al mangiare,

perché c’è anche il tempo per pregare.

e, incontreranno lui, il professore PIRO,

d’antico stampo; stile d’altra età

come ben pochi ce ne sono in giro,

per discrezione e sobria nobiltà.

qui troveranno pure l’ingegnere ANTONIO:

Quando a chiusur di festa,

si accendono nel cielo mille luminarie

di fuochi scoppiettanti,

uno ve n’è che non si apre in forme colorate

ma forte e scuro

scuote la terra e lacera la notte

con un gran boato !

e ANGELO ZAMBELLA;

buon vino frizzantino di Barile

che si rivela appieno con gli amici in festa;

però non dà alla testa

finchè sta nel barile;

e MICHELE LEONE;

tranquillità e placida indolenza

perchè la vita va pel suo cammino

con una buona spinta ma anche senza;

e poi MARIA ZARRILLO;

spaurito rondinotto,

innanzi tempo uscito

che stenta a guadagnar il nido onde è partito,

in bilico com’è, sopra uno spillo!

Ed ANGELA RAIMONDI ;

la scuola : Che passione !

ma, un giorno, arrabbiatissima esclamò :

„Non c’è più religione !“

e qui approdò ! (4)

E poi FILIPPI VITO,

l’illimitata disponibilità

di chi ha ben capito

che la vita è pace,nonché fraternità.

Da noi c’è anche IRIDE

che da CARRARA

ereditò la forza e la durezza,

ma con tante venature di dolcezza

che la fan diventare cosa rara.

Qui è appena arrivata da lontano, MATTEO ANNA :

lucida e scientifica intelletualità

che muovesi sicura tra leggi e ordinanze

come quando gira in vestaglia nelle stanze ;

Perciò, quando sei già schiacciato dalle difficoltà

E già tutto pestato nel mortaio,

ti tende, sorridente, il fil d’Arianna

e t’accompagna fuor dal ginepraio;

Qui volle fermarsi, dopo lungo peregrinar

il professore PEPPE PASCARELLI:

sessantottino indomito,

impettito,

che guarda a questo mondo,attonito

e, a volte, sbigottito,

perchè ancor vive son

nel suo ricordo

le lotte e barricate

di quegli, ahimè, passati tempi belli !

e poi ancora un orsacchiotto

de peluche bruno

che il bimbo stringe al petto

quando non c’è nessuno

e che risponde al nome di NOLE’:

E PATRIZIA CERFEDA;

È quelle ser d’Agosto

In cui la luna veglia sui sogni della terra

E nel silenzio intorno

Le lucciole proiettano bagliori intermittenti.

Qui c’è la dolce ATTORRE

Che tiene in sè i colori delle Puglie:

Lei, qui si sente come in una torre:

Di questa cattedrale è una delle guglie:

E poi NARDOZZA;

È la fatina bionda

Che usa la dolcezza per piccozza

E fa la scuola monda;

E c’è MARIA CORETTI

Che quando il sole scende dietro ai tetti

Accende lumicini

Per riscaldar le notti dei bambini;

E poi ancora, GRIMALDI ELISABETTA;

Mare appena increspato da brezza discreta

dalla luna sfiorato d’un baglior delicato.

Qui abbiamo ancora, e non vi sembri strano,

rappresentata pure la napoletanità;

non quella stereotipata,ma quella della SPANO,

di comprensione e ricca umanità;

e poi LUIGI ALTIERI,

puttino dell’Angelico,

per il quale nessuno potrà mai fare un calcolo numerico

delle supplenze che si è macinate fino a ieri !

e PEPPINO COLANGELO,

l’arrabbiato calmo

che sempre pensa a far rivoluzione

ma poi si arresta a un palmo

della contestazione !

e ROSANNA GALELLA;

lei è quei fili di luce che la stanza

prende furtiva al sol per le finestre chiuse,

nell’ora della siesta :

a mo’ di lama fendono il buio che c’è dentro

e flettonsi alla mano che li prende !

e poi la concretezza discreta

di SATRIANO PASQUALINA,

nonché la sua umiltà

che insieme con D’AGUANNO

racchiude la saggezza della lucanità.

Qui c’è la discrezione e la dolcezza

di CARMELA RAIMONDI e di POTENZA,

che posseggono ricchezze e non ne fanno mostra;

per finezza !

E che dire di PAOLINO ?

Con quel caratterino

cerca la perfezione

in un mondo che ha perso la ragione.

Qui troveranno ancora MARTINELLI;

In parte Disk-Jokey e in parte il Jhon Travolta

di questo nostro grande I.T.C.;

Per caso ci passò una sola volta

e volle restare qui.

Che dire poi, del puro fanciullino pascoliano

che è MONGELLI ?

Lui legge il mondo con la sua innocenza

sicchè schivar non puo’ i suoi tranelli

ed arginar non sa la sua invadenza .

Qui si potrà trovare la correttezza

E la disponibilità di AGOSTINO;

Con lui c’è la certezza

Che il mondo dritto va pel suo cammino.

E poi ancora il professore NIGRO;

Anche con lui si sa che questa scuola va;

E, seppur con lentezza,perchè risulta pigro

Da Gallarate giunse fino a qua.

Ed altri, altri ancora

Di cui un dì saprete:

Son teneri virgulti di tronchi rigogliosi e secolari

In terra riccamente preparata:

Non hanno fino ad ora dato frutti

Ma son già tutti in fiore .

Proprio tutti!

Anche TOMMASO DE PETRIS qui rientrerà tra poco;

Superbo Prometeo rubator di fuoco !

Non passerà sua vita a sospingere il masso

Ché per suo peso proprio, tornerà sempre in basso !

E PIA GIANFRANCESCHI,alias,PIA TOCE;

Bomba esplosiva or disinnescata;

Fiume torrentizio placantesi alla foce

Che pria d’entrar nel mar, sfavillerà in cascata !

E poi ANNA POTENZA

La cui assenza già da tempo dura;

È vaso di cristallo, prezioso e cesellato:

Maneggiare con cura,

è davver delicato!

Per non parlare poi di DE MICHELE KETTY :

È come quella stella

Che pure nella notte

Emana il suo bagliore luccicante

Che fa se stessa bella

E illumina la rotta al navigante.

E ancora, sarà qua EUFEMIA MARGHERITA

Che è la signora della porta accanto;

Dolce e gentile nelle necessità;

è spalla su cui sfogar tutto il tuo pianto;

Quando ne hai voglia

O nelle avversità.

Qui c’era un giorno il professore NASTRI,

per tutti i presidi, causa di disastri;

disco volante con marziano a bordo;

oggetto misterioso in rotta tra le stelle

di cui conserva vivido il ricordo

anche quand’è sul suol, ch’è il suo tallon d’Achille:

Però lui prende il meglio,a mille a mille,

e lascia agli altri ciò che ha sapor di terra o che non brilla.

Qui forse tornerà PAOLA ORSI,

riccio di terra oppur riccio marino

che non usa gli aculei per imporsi;

e quando non si chiude per difesa,

perché non teme più alcuna offesa,

ti fa più tenerezza di un pulcino.

E’ qua che approderà FRANCO MECCA,

cui, in capo a un anno,si svelò la pecca

e non amando affatto quando la scuola è in secca

a mo’ di pellegrino vie’ alla Mecca.

E poi, GIOVANNI SPERA;

spera da quando è nato

ma di speranze ormai non nutre più,

se non di riscattare un tempo disperato

che finirà quando verrà quaggiù.

Qui sentirete ancora il buon profumo

di tutti quelli che seppure andati

risultano tuttora ancor presenti :

Son come lampadine di Murano o in vetro di Boemia,

che, pur se fulminate,

continuano a brillare in mezzo al lampadario;(5)

Qui noi abbiamo LAURA:

Fiore rinsecchito,strappato ancora in boccio

dal roseto;

Uccello caduto dal volo della vita.

Noi soffierem la luce nei tuoi occhi di marmo !

Nel tuo deserto attorno,

tu statua mutilata di tempio già diruto,

noi pianteremo fior multicolori

su cui volteggeranno farfalle variopinte.

Noi la disseppelliremo

la tua vita murata

E dentro soffieremo l’anima evaporata;

Ti ridarem l’amor che ti è negato,

t’inviteremo al banchetto della vita:

La vita, vedi Laura, è lì imbandita

E prende chi osa prendere;

Perchè lei, riservata!, non invita;

Ma noi te l’offriremo in piatto d’or servita

Con gemme scintillanti incastonate.

T’insegnerò a gustare l’osso scarnificato;

Che il gusto dell’amaro,puo’ esser meno amaro

E grata ti sarà, come al cinghiale

La secca polpa bianca della bacca rossa

Dei varchi spinosi delle siepi.

Scalpelleremo la tua pietra dura

E ti ricostruiremo ancor più bella:

Noi soffierem la luce nei tuoi occhi di marmo!

Poi, nel tuo cielo buio,

accenderem fiammelle più belle delle stelle

e ti disegneremo i sogni non sognati

ed ali per volare sui flutti tempestosi.

Sapessi quante volte, la vita si è negata!

Nel tempo in cui dormivi il tuo sonno scuro……

Dio mio, quanti bambini trucidati in Bosnia !

E quanti fiori strappati dal bouquet e caslpestati !

Ma ora, non temer, non sarà più così.

Svegliati, Laura,

T’inventerem la vita ! (6)

Ed altri ce ne sono

rimasti intrappolati

ma se ne usciranno.

Da noi impareranno a credere ai miracoli

Ed a veder come son sudati gli aspri sentieri della Libertà !

Vogliam che siano GRANDI perché non sian fregati;

Come noi lo siam stati !

Loro non sanno ancora che il tempo

passa veloce ed inghiottisce i sogni;

ma gliene inventeremo tanti e tanti, di riserva,

da custodire intatti nel forziere

per gli inverni dell’anima:

Devono pur saper che il conto della vita

é spesso assai salato

e se hanno sperperato non possono pagare.

…….tra questi banchi siede ancora MARIO

e innalza il suo vessillo trionfatore

su vetta disperata di sapere..

la rabbia dei compagni è ancora lì…

sognava di rugiade, mai diventate fango

ma piovve,piovve,piovve….

ed una volta al largo

nell’onde fu travolto coi suoi sogni

e nudo, per disprezzo e sfida, giacque in terra.

….ma dove son finiti i suoi sorrisi,

tutti i disegni e le speranze sue ?!

Voi, li sorriderete i suoi sorrisi !

Voi, spererete le speranze sue ! (7)

……..e quegli occhioni lucidi di BIANCA :

sorgenti zampillanti di rugiada;

solo un sorriso chiedono e una carezza

e scoppiano speranze ! (8)

…e quello sguardo muto e rassegnato

per sua stagione aspra….

anche per te il domani

ha mani tracimanti di futuro. (9)

…e tu (10) di troppe spine seminato

il tuo cammino scalzo.

Nella tua sofferenza hai concimato

L’anima :

Ciò che ti è stato tolto,dentro ti sboccerà

Per meglio ornarti

E tu sarai contento d’avere già saldato

Con LEI (11) che ormai placata

Più nulla ha più da chiederti

E tu galopperai all’impazzata

Sul tuo cavallo bianco della ninna nanna

Che ti portava i sogni da bambino.

Tutti rinascerete come il fior del cardo

Bruciato sui tizzoni

A nuove vellutate iridiscenze

Baciate dalla luna a San Giovanni;(12)

Nella bottiglia, l’uovo

Sottili filamenti disegnerà di nuovo

E solcherete rapidi gli scintillii dell’onde inargentate.(13)

Per voi lassù già vedo il Sol che si prepara

E già s’indora già, dietro le nuvole.

….Qui c’è la pulizia di CRISTINA :

La libertà in azione e la rivolta muta.

„Seul le silence est grand; tout le reste est paresse“.

Dovremmo intitolarle l’Istituto, con la motivazione :

Servì da padrona !

Qui c’è la dignità fatta persona.

L’ho vista urlare NO!, sommessamente

Per affermare la sua dignità.

E ricordare a tanta umanità ridotta in polvere

Che l’uomo è un Dio

Quando non scorda il ciel donde è caduto.(14)

E poi qui c’è DE CANIO già FRONTUTO,

intelligenza fine, non comprata;

di grande utilità all’Istituto

che per la fin del pranzo il meglio si è lasciata

perché, avvertendo già che l’ora scocca,

vuole restare con il dolce in bocca.(15)

E qui si puo’ incontrar MARIA REGINA;

Rimbombo marzolino che si sfoga altrove;

L’amica maoista e brontolona

Che sol per mezza lira non perdona.

Per lei così precisa,

i conti non tornavano

nè quelli matematici e nemmeno i conti umani.

Le ritardate coccole con sdegno rifiutò

per una scuola a rischio da inventare,

dove poter sentire profumo di libertà.

Poi l’Angelo custode, la nostra segretaria :

D’essere nata qui ha tutta l’aria;

Seme altrove piantato

dal vento a germogliare qui portato

per fare ancor più bello l’Istituto

pel quale anche da assente ha combattuto;

E la signora PINA,

la dolce formichina

che batte e batte fogli in quantità;

anche lei qui approdata per affermare la sua dignità.

E poi, se c’è qualcosa che non va,

c’è CARMELINA a togliere i malanni

specialista com’è dell’acqua zuccherata

e della camomilla

che versa senza danno

su chi è un po’ gasato oppur preda d’affanno:

Se poi volete un po’ tirarvi su,salite al piano tre :

Lei è già pronta con il suo caffé.

Se poi qualcosa serve,ma non riesci a farlo

Non c’è problema alcuno; abbiamo qui DE CARLO.

Un dì,

qui si raccoglierà la diaspora dispersa

di ZOLLI, MARINELLI e CASALETTO;

I nostri Magi carichi di doni,

guidati dalla stella

verranno in questa grotta

dove sono avvenute cento natività,

e porteranno banchi, modelli e programmi di gestione

per costruire il Tempio che li accoglierà.

Qui si fanno miracoli davvero strabilianti :

Mimmo insegna Diritto

Eppure ha sessant’anni

E la cara Giovanna che dopo tanti affanni

Sa fare la distinta, ma non soltanto in Banca.

Adesso, senza scuse !

Chi non sapeva sa e chi non lo sa lo sappia :

Tutto questo è via Appia !

Questo è il riposo offerto al pellegrino;

Qui la Storia ha invertito il suo cammino !

E’ sbarco in Normandia, Terra Promessa !

E l’Utopia altrove invan cercata

Qui si è realizzata.

Questa è l’uscita dalla galleria !

Questa è l’ AMERICAAAAAA!!!

Note : (1) Insegnava Dattilografia; (2) Noi consideravamo un privilegio per la nostra scuola il fatto che si osasse mettere in orario curriculare ben 18 ore settimanali di…..DANZA ! (3)Era solito presentarsi a scuola con un rametto di rosmarino per liberare l’ambiente dal malocchio.(4) Insegnava Religione.(5) Sono i colleghi che, per morte prematura non hanno avuto la possibilità di vivere l’esperienza di Via Appia : Maria Pia Racioppi, Maria Rosaria Mastrorilli,Pasquale Pagano, Nicola Capuano.(6) Questa alunna, per la gravità del suo caso, assurse a simbolo della nostra scuola di cui fu una scommessa, fortunatamente vinta. Oggi Laura è felicemente sposata , con figli. (7) Questo alunno, di qualche anno precedente all’esperienza di Via Appia,fu costantemente presente, in spirito, nella costruzione di questa nuova scuola. La sua brillante intelligenza, vergognosamente mortificata da una società che mai gli perdonò colpe non sue, lo portò alla scelta estrema e superba del rifiuto della vita.(8) Una ragazza che stava vivendo il dramma dell’abbandono del padre e dell’instabilità della madre che, per la sua fragilità, non sapeva essere per la figlia un porto sicuro.(9) Un altro alunno perseguitato dalla sorte fin dalla nascita; Figlio di ragazza madre, già sapeva di dover perdere, poco dopo, anche la madre,colpita da tumore.Più tardi, la fortuna non gli ha volto più le spalle. Egli è oggi marito e papà strafelice e riconoscente.(10) Tu generico che li racchiude tutti.(11) La vita. (12) A Baragiano, la notte di San Giovanni si bruciavano i fiori di cardo appena recisi.Su ognuno si esprimeva un desiderio e si esponevano alla luna durante tutta la notte.Il desiderio si sarebbe avverato se il cardo sul quale il desiderio stesso era stato espresso si trovava rifiorito la mattina di San Giovanni.(13) Il pomeriggio di San giovanni, sempre a Baragiano, si celebrava un altro rito, sempre legato alla rinascita. Si introduceva l’albume di un uovo in una bottiglia e si cercava di leggere il proprio futuro dalle forme inequivocabili che l’albume assumeva nella bottiglia. Quella della bara, ad indicare una morte prematura o, comunque una vita poco felice e quella di una nave, con tanto di vele e di albero maestro, ad annunciare una partenza per l’America,tanto desiderata in quei tempi.(14) Ha svolto la funzione di bidella con tanta dignità, riservatezza, intelligenza e signorilità da costituire un esempio, anche di coraggio.(15) Un’altra bidella distintasi per intelligenza e dignità.

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